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La nostra Storia

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Anni ‘50
Gli inizi
Dopo la guerra le organizzazioni sindacali antifasciste si riuniscono insieme nella Cgil unitaria.
L’intento comune è la ricostruzione del paese, ma presto si formano correnti interne collegate ai principali partiti politici.
La CISL nasce nel 1950, in seguito all’accesa polemica intorno allo sciopero nazionale indetto nel 1948, dopo l’attentato a  Togliatti, segretario del Pci; quando alcuni cigiellini decidono di formare un sindacato autonomo, svincolato dalle ideologie di partito e ispirato alla Dottrina Cristiana.
Le parole chiave nel primo statuto sono: democrazia, libertà, pluralismo, uguaglianza, solidarietà, accoglienza, tolleranza.

Gli ex dirigenti Cgil Armando Siboni, Elio Angelozzi, Federico Raimondi (che diventerà il primo segretario provinciale), Gianpaolo Marzolini, ai quali si aggiungono in breve tempo: Giorgio Lunini, Federico Baldini, Erio Ghilani, Luigi Berté, sono i fondatori della Cisl di Piacenza.
Iniziano la propria attività nella sgangherata sede di via Legnano, con pochi impiegati e molto volontariato.
Il problema iniziale è la caccia alle tessere, contestata aspramente dalla Cgil.
A livello nazionale la Cisl in quegli anni è accusata di essere legata politicamente alla DC. E infatti all’epoca i sindacati avevano una propria rappresentanza parlamentare. Ma è proprio attraverso questa ultima che la Cisl rivendica autonomia dal proprio retroterra politico, facendo cadere prima il governo Segni nel 1957 e poi il governo Tambroni nel 1960.
Mentre nel 1958 dimostra di essere tutt’altro che un sindacato docile e remissivo ai padroni, conducendo un’aspra lotta all’interno di Fiat contro i licenziamenti, che si protrarrà fino al 1966.
Intanto nel 1954 nascono le Sezioni sindacali aziendali (Sas), le basi della contrattazione articolata. Tutte rappresentanti una specifica categoria lavorativa, tutte riunite nella confederazione Cisl.

Anni ‘60/’70
Lo Statuto dei lavoratori
Gli anni ’60 e ’70 si contraddistinguono per le lotte e le conquiste dei lavoratori che portano all’inizio dei ’70 alla definizione della Carta Costituzionale dei diritti dei lavoratori (o legge 300). Passata alla storia come lo Statuto dei lavoratori, apre un nuovo dialogo tra dipendenti e datori di lavoro, e abbatte il monolitico “contratto unico”, permettendo maggiore duttilità, flessibilità, attraverso la contrattazione articolata e decentrata. Questa legge inizialmente mal digerita dalla CGIL, per il timore di perdere con il controllo centrale anche quello sui lavoratori, si dimostrerà una felice intuizione.
Da ricordare il 1969 in cui la Cisl sancisce l’incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali, rinunciando alla rappresentanza parlamentare

Anni ’80
Il sindacato diventa soggetto politico
Con il benessere economico muta la strategia del sindacato. Accanto alle rivendicazioni economiche e giuridiche sui contratti, trovano spazio la tutela della salute sul lavoro e l'attenzione all'ambiente.
Con l’accordo del gennaio ‘83 la Cisl accetta la diminuzione del costo del lavoro attraverso l’alleggerimento della scala mobile, in cambio di provvedimenti di politica economica e fiscale (sgravio del carico fiscale sulla busta paga dei lavoratori, adeguamento degli assegni famigliari per le famiglie più bisognose, controllo dei prezzi al consumo e delle tariffe pubbliche sui beni di prima necessità: acqua, gas, luce…).
La Cisl non è più solo un agente contrattuale ma un soggetto politico con dignità di proposta per tutto quanto concerne il lavoratori.
L’accordo fa scendere il tasso d’inflazione al 10%, cosa che non accadeva dal 1974, ma genera disaccordi e polemiche. La Cgil indice addirittura un referendum abrogativo, ma la Cisl vince e l’accordo resta.
Eppure il clima resta incandescente e nel 1987 le Brigate rosse uccidono uno dei fautori dell’accordo: il consulente CISL Ezio Tarantelli .

Anni ’90
La concertazione
Due accordi: il primo nel luglio ’92, il secondo nel luglio ’93 con i governi Amato e Ciampi, concretizzano la Politica della concertazione triangolare. Sindacato, datore di lavoro, governo.
Il primo ha alle spalle Tangentopoli, la crisi monetaria e la politica in crollo che cerca credibilità attraverso gli uomini del sindacato. La Cisl, accoglie il non facile compito di supplenza politica. Responsabilizza i propri lavoratori, sulla necessità di sacrificio, per fermare l’inflazione, la crisi monetaria, l’incremento del debito pubblico, la chiusura delle fabbriche e la perdita di competitività a livello internazionale, accettando di ampliare gli spazi di contrattazione salariale e di eliminare la scala mobile.
Con il secondo protocollo la concertazione viene assunta come metodo, si affrontano politiche tariffarie e fiscali e viene riformata la struttura contrattuale.
E’ interessante notare che dietro questi cambiamenti sta un’intensa attività di elaborazione culturale. La Cisl sviluppa i concetti di: flessibilità, democrazia economica, partecipazione diretta dei lavoratori al capitale d’impresa. Il lavoratore abbandona la posizione meramente rivendicativa. Si responsabilizza per spartire con l’azienda i problemi e i plus valori. Come afferma Sergio D’Antoni: “Serve un nuovo umanesimo fondato sulla centralità dell’essere umano, nella convinzione che per realizzare se stessi bisogna realizzare gli altri…”

Oltre il 2000

Il valore dell'autonomia

Alla fine del 2000, Savino Pezzotta viene eletto Segretario Generale della Cisl, incarico che gli venne riconfermato sia dopo il XIV Congresso del Giugno 2001 che dopo il XV Congresso del luglio 2005.

È promotore dell'accordo "Patto per l'Italia", attuato con l'obettivo di rinnovare la contrattazione e la gestione del mercato del lavoro e di vivere positivamente e senza legami politici l'autonomia sindacale 

La vicenda porta alla rottura con la CGIL guidata da Sergio Cofferati, ma nel sindacato di via Po non viene meno la tensione per l'unità sindacale. Pezzotta coltiva l'amicizia e rapporti di collaborazione con il giuslavorista Marco Biagi che un gruppo terroristico decide di assassinare.

A fronte del governo Berlusconi che non mantiene gli impegni assunti nell'accordo sottoscritto, Pezzotta dà avvio a una fase di mobilitazione e  viene recuperata l'unità d'azione con la CGIL di Guglielmo Epifani.

Pezzotta si dimette dall'incarico nel 2006, poco prima delle consultazioni elettorali per "rimarcare l'autonomia del sindacato di fronte alle elezioni". 

L'autonomia è valore fondante dimostrato dalla leadership di Raffaele Bonanni che dal 27 aprile 2006 è Segretario Nazionale, carica a cui è stato riconfermato, quasi all'unanimità, il 24 maggio 2009

 

 

 

 

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